I ns. fondatori ( Parte II )


PONENZA DI SUA ECCELLENZA

MONS. MARCELLO SEMERARO


CAUSA DEL SERVO DI DIO ANTONIO PALLADINO

P.N. 1984 CERILlONENsls-AsCULANA APULIAE
Beatificationis et Canonizationis Servi Dei
ANTONII PALLADINI
Sacerdotis Dioecesani
Fundatoris Congregationis Sororum Domenicanarum a 55. Sacramento
(1881-1926)

Super Virtutibus

Venerabiles Patres,

La causa che è sottoposta alla nostra attenta valutazione riguarda un sacerdote diocesano, Don Antonio Palladino, il quale, durante la sua non lunga esistenza si è impegnato a vivere con coerenza e in tutte le sue esigenze la sua donazione alla Chiesa animando e sostenendo nei fedeli i doni e i carismi suscitati dal Signore, come leggiamo in Ef 4, 11-13: «Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo».

Brevi cenni biografici

Nacque a Cerignola (FG) il io novembre 1881, primogenito di tredici figli in una famiglia dai buoni e sani costumi cristiani. Entrò nel Seminario diocesano di Ascoli Satriano all'età di undici anni e vi compì tutti gli studi, dalla scuola media alla teologia, mostrandosi sempre diligente e ottenendo un soddisfacente profitto scolastico. Inviato a studiare presso l'Apollinare a Roma, vi conseguì la laurea in teologia, sicché, rientrato in Diocesi, egli fu destinato all'insegnamento nel Seminario- Intanto il 6 gennaio 1905 era stato ordinato sacerdote.

Nei suoi poco più di vent'anni di vita sacerdotale, possiamo distinguere tre particolari ambiti: il ministero parrocchiale, la sua opera di «fondatore» e la sua azione «sociale». Benché alquanto diversi fra di loro, essi s'intersecano quasi a formare una unità e si illuminano reciprocamente. È quanto, benché succintamente, cercherò di mostrare.

1. Nel 1909 il SdD fu nominato primo parroco della chiesa S. Domenico in Cerignola, situata in una zona periferica afflitta da gravi disagi, sociologicamente molto problematica e attraversata da forti tensioni anticlericali. In tale contesto umanamente sfavorevole Don Palladino avviò la sua attività apostolica tutta protesa alla santificazione dei fedeli e alla loro educazione: della gioventù maschile, per la quale s'ispirò al metodo preventivo di Don Bosco, e di quella femminile mediante varie iniziative: la gioventù femminile, l'Associazione delle Madri Cristiane, le Figlie di Maria, le Anime consolatrici, riparatrici e vittime. Ugualmente sostenne l'organizzarsi delle Confraternite (ad es. dell'Ora Santa, del Bambino di Praga) e di varie altre Associazioni: ne sono state contate ben trentadue fraassociazionicattoliche,caritative, culturali, devozionali ... Si tratta dunque di una fervida azione pastorale, mirante a sostenere l'apostolato laicale, condotta con un ritmo serrato che ha davvero del sorprendente. La sua azione apostolica appare chiaramente orientata cristologicamente e sostenuta da una grande pietà mariana.

2. Divenuto egli stesso terziario domenicano nel 1917, per la diffusione della spiritualità domenicana avviò il Terz'Ordine sia maschile, sia femminile. Andava intanto maturando nel suo animo il desiderio di fondare una comunità religiosa consacrata al Cuore Eucaristico di Gesù. Si decise dunque a compiere alcuni passi concreti e per questo nel medesimo anno egli confidò il suo progetto a cinque giovani, sue figlie spirituali; chiese e ottenne pure un parere favorevole da parte del Vescovo diocesano. " piccolo gruppo, nel frattempo accresciutosi, non faceva, tuttavia, vita comune; alcune difficoltà intervenute portarono successivamente al suo scioglimento. L'ispirazione iniziale la si poté riprendere nel 1924 quando un gruppo delle precedenti giovani ottenne dal Vescovo un'approvazione verbale per una nuova famiglia
religiosa. Proprio in quegli stessi anni, però, Don Palladino fu colpito dalla malattia che lo porterà presto alla morte sicché fondatrice delle «Terziarie Domenicane Regolari del Santissimo Sacramento» sarà Ripalta Vasciaveo, ch'era una delle prime giovani pronta a seguire l'ispirazione iniziale di Don Palladino. Il gruppo iniziale di questa famiglia religiosa professerà i voti nel 1927, un anno dopo la morte del SdD. Non sembra, però, esservi alcun dubbio da parte di alcuno nel ritenere Don Palladino quale vero fondatore della Congregazione.

3· Benedetto XVI, ricordando l'enciclica Rerum Novarum di Leone XIII durante la sua Omelia a Carpineto il 5 settembre scorso, ha delineato con precisione le condizioni sociali in Italia e in Europa in quegli anni: «Le popolazioni delle campagne non erano certo favorevoli a questi stravolgimenti [n.b.: dello sviluppo industriale], e rimanevano legate alle tradizioni religiose. La vita quotidiana era dura e difficile: le condizioni sanitarie e alimentari molto carenti. Intanto, si andava sviluppando l'industria e con essa il movimento operaio, sempre più organizzato politicamente ... In un'epoca di aspro anticlericalismo e di accese manifestazioni contro il Papa, Leone XIII seppe
guidare e sostenere i cattolici sulla via di una partecipazione costruttiva, ricca di contenuti, ferma sui principi e capace di apertura. Subito dopo la Rerum novarum ~.i verificò in Italia e in altri Paesi un'autentica esplosione di iniziative: associazioni, casse rurali e artigiane, giornali ... », In tale quadro - facilmente riconoscibile da chiunque conosca la situazione storico-sociale di Cerignola (in quegli anni sul territorio e in tuta la Puglia spiccava la figura forte di Giuseppe Di Vittorio) - è da collocarsi l'azione sociale del SdD, il quale s'ispirò fedelmente al magistero sociale della Chiesa in quell'epoca, sopportando per questo difficoltà di vario genere, ma operando sempre
con grande fiducia in Dio.

Come unificare tutta questa attività, così poliedrica e fervorosa? La risposta che emergerà dall'esame delle virtù e dalla fama di santità ben presto diffusa attorno alla sua persona viene unicamente dalla «carità pastorale» con cui egli volle e seppe informare tutto il suo ministero. Il voto IV opportunamente annota: «sembra che il "fuoco" incandescente di don Palladino, quello che alimenta la fede sua e genera gli altri alla fede sia l'Eucarestia e il suo amore all'Eucarestia, che è poi la "forma" di ogni esistenza cristiana, e dunque anche la carità pastorale che informa la persona e il ministero di questo prete straordinario» (p. 64). Per quanto, poi, tanta capacità organizzativa potesse fare pensare il contrario, è da aggiungere e sottolineare che gran parte dell'opera pastorale di Don Palladino fu riservata al ministero della Confessione e della guida spirituale sostenuto da un'intensissima vita spirituale. Molto pertinente è l'annotazione che si legge nel voto IX riguardo alla Biografia critica: «Il Palladino viene presentato come persona continuamente in attività per fondare qualche associazione, fraternità o gruppo ecc. Certamente fu così, ma il Servo di Dio con questi mezzi cercava di formare i fedeli della
parrocchia san Domenico alla fede cattolica ...» (p. 127).
A conclusione dei cenni biografici, si annoterà che la malattia mortale si manifestò il 29 gennaio 1924, quando il SdD mentr'era in chiesa venne colto da un malore e svenne. Da allora la sua condizione fisica andò peggiorando sempre di più. Nonostante questo egli partecipò a Roma alla canonizzazione di Santa Teresa di Lisieux riguardo alla quale in precedenza e durante la malattia aveva riferito alla sorella ed al Vescovo di avere avuto come una visione nella quale la Santa gli diceva: «C'è bisogno di vittime per la Chiesa e per il Papa». Durante la malattia, pertanto, la sua preghiera costante fu: Passio Christi conforta me. Di lui il Vescovo che lo aveva assistito nelle ultime ore di vita terrena, disse: «Vedete come muoiono i santi».
Don Antonio Palladino morì il 15 maggio 1926 dopo 'avere ricevuto il viatico in forma privata, per quanto avesse desiderato riceverlo in forma solenne per dare ai fedeli l'ultima testimonianza di amore all'Eucaristia. Alle esequie partecipò una folla enorme di fedeli, testimonianza iniziale di una fama di santità che andrà crescendo nel tempo. Il SdD fu sepolto nel camposanto di Cerignola. Nel 1948 il vescovo D. Pafundi ottenne la traslazione della salma nella chiesa del Buon Consiglio di Cerignola.

La valutazione delle prove

La positio super virtutibus di Don Palladino è contenuta in due grossi volumi di cui il primo è intitolato Informatio e il secondo Summarium. Sui due tomi (e pure sull'Inchiesta diocesana) sono state fatte dai Consultori teologi alcune osservazioni: positio «farraginosa, alquanto confusa e di difficile lettura» (voto l, p. 8); scarsa, benché sufficiente, la documentazione sull'infanzia e giovinezza del SdD, come pure sulla sua malattia (cfr voto VI, p. 87-88); struttura «inconsueta», ripetizioni, incongruenze, refusi... (voto IX, p. 123-124). Anche riguardo al Summarium sono stati fatti dei rilievi, specialmente riguardo all'iter della causa. Per noi, tuttavia, è più che sufficiente il giudizio emerso nel Congresso dei Consultori Teologi: «N~I corso del dibattito sono state rilevate alcune marginali carenze dell'Inchiesta diocesana e dell'apparato documentario. Le ripetizioni e le incongruenze notate danno l'impressione che non sia stata eseguita una revisione finale del testo ... ». Si tratta, dunque, di difetti, che non influiscono sulla sostanza della Causa.

Anche riguardo agli scritti del SdD sono state fatte - anche dal Promotore della Fede - alcune osservazioni riguardo a presunti «errori dottrina li» e specialmente a proposito del gesto con cui il SdD, in occasione della grave malattia del Papa Pio X, la sera del 25 aprile 1913 domandò che qualche «anima generosa... volesse offrire un anno della propria vita, per impedire questa gra'/e perdita, ed allungare così la sua preziosa esistenza». Il voto Il, ad esempio, si sofferma su tali questioni (cfr p. 20-22), come pure il voto VI (cfr p. 87-88). In proposito ritengo che sia per noi risolutoria la valutazione del Congresso, che ha accolto, ritenendole esaurienti, le spiegazioni date a suo tempo dai Censori teologi: Ili Teologi hanno convenuto sulla scarsa rilevanza delle osservazioni... su presunti errori dottrina li contenuti negli scritti del Servo di Dio. Si trattò per lo più di espressioni tributarie della teologia e dell'oratoria proprie del tempo» (p. 140).

Valutazione teologica

Il profilo virtuoso del SdD emerge con chiarezza dalla positio. In modo particolare la Biografia Documentata, che costituisce il capitolo secondo della Informatio e che si estende per ben 450 pagine, e altre biografie e studi sono davvero illuminanti sulla figura sacerdotale del
SdD. Ad esse sono da aggiungersi i giudizi del Vescovi diocesani che hanno conosciuto di persona il SdD e degli altri Presuli sino all'attuale Vescovo diocesano che ha ora fatto raccogliere le sue Omelie e altri interventi in cui parla di Don Antonio Palladino in un unico
volume: 1/ magistero di S.E. Felice di Molfetta sul Servo di Dio Don Antonio Palladino (2000-2010) [Mezzina, Molfetta 2010, 147 pp.). Anche di recente, rivolgendosi all'Ecc.mo Prefetto di questa Congregazione per le Cause dei Santi all'inizio della Celebrazione Eucaristica del 7 maggio 2010, egli diceva: «Considerato il Curato d'Ars di Cerignola, il Servo di Dio Don Antonio Palladino, ha rappresentato per tutti, clero e fedeli, insieme con San Giovanni Maria Vianney, l'icona dell'homo Dei sul cui volto abbiamo potuto leggere la forza di attrazione e l'orientamento verso l'amore trinitario, connotato da un entusiasmo gioioso come di un innamorato. E tale era per Cristo e per la sua gente il nostro Servo di Dio» (lvi, p. 146).

Si possono, così, considerare le singole virtù:


LE VIRTÙ TEOLOGALI

A) Il SdD fu sostenuto da una fede solida e profonda, da cui appare sostenuto in tutta la sua vita sacerdotale. Un consultore ha voluto sottolineare in modo particolare un tratto singolare, che consiste nella unità fra impegno ascetico-spirituale e impegno pastorale e socio-caritativo (p. 76). Le testimonianze dei parrocchiani dicono concordemente che tutte le iniziative pastorali del SdD sono dovute alla sua fede incrollabile e sono sempre state alimentate da un grande spirito di preghiera. L'amore verso l'Eucaristia e il ministero sacramentale della riconciliazione hanno segnato indelebilmente il suo ministero di parroco. Un teste dice così: «Il Palladino fu uomo di preghiera ... Sia d'inverno che d'estate, nei suoi diciassette anni di parroco, fin dal mattino, era in chiesa, con la corona del rosario tra le mani, a disposizione dei fedeli per le confessioni. Dopo la celebrazione della messa, compiuto il ringraziamento, consumata una parca colazione, ritornava nel confessionale, dal quale, per il numero dei suoi figli spirituali non riusciva mai ad uscire prima di mezzogiorno ... Fin dal primo
pomeriggio il Palladino era di nuovo in chiesa.... nel silenzio della chiesa davanti al 55, per adempiere alle sue ore di profonda adorazione ... " (Summarium, p. 91). Il 5dD ebbe pieno ossequio per il Magistero della Chiesa e questo volle inculcare pure nei suoi parrocchiani.

B) Nella luce della speranza cristiana il SdD intraprese tutte le sue opere educative e formative, specialmente a beneficio dei giovani e delle fanciulle. Sostenuto dalla speranza poté anche superare le incomprensioni e le difficoltà incontrate nella realizzazione dei suoi molteplici progetti. «Mai fu preso dallo scoraggiamento - si legge in una testimonianza - nonostante le gravi prove che dovette affrontare, dove diede prova del suo essere sacerdote di Cristo» (p. 99). " SdD nutrì sempre una grande fiducia nella Divina Provvidenza e in essa confidava soprattutto nel moltiplicarsi delle sue iniziative. Tale fiducia egli la inculcava soprattutto nei poveri e nei più bisognosi. Nella malattia che lo condusse alla morte in età ancora giovane Don Palladino si mantenne sempre fiducioso nell'aiuto di Dio, desiderando il Paradiso e la Vita eterna in pieno abbandono alla volontà di Dio.

C) La carità verso Dio fu costante in Don Palladino e così emerge dai suoi scritti e dalla testimonianza della sua vita. Così dice una testimonianza: «Un'abituale e costante tensione verso Dio, amato, lodato, mai offeso fu tra gli insegnamenti che il Palladino profuse incessantemente» (Summarium p. 100). Anche nella carità verso il prossimo il SdD fu a tal punto eroico che la popolazione di Cerignola gli riservò la qualifica di pater pauperum. La sua fu pure una «carità sociale», impegnato come fu nell'attuazione delle direttive della Rerum Novarum di Leone XIII. In tale linea promosse l'istituzione della Cassa Rurale per soccorrere i braccianti e le vittime dell'usura e il Fondo Prestito di Santa Maria per aiutare le fanciulle povere e orfano con una dote opportuna. Insieme con don Sturzo, di cui era amico, partecipò al Convegno dei Cattolici di Capitanata (Foggia 1918) dove fece un intervento nel quale esortava i cattolici con queste parole: «La nostra azione non deve restringersi nell'ambito della nostra Chiesa, ma dalla Chiesa deve spandersi qual benefica luce di sole su tutte le miserie umane. Usciamo di Sagrestia ... spargiamoci nel popolo con la Parola di Gesù sul labbro, con la carità nel cuore ... » (Biografia documentata, p. 476). Anche la sua carità andò oltre i confini della sua città, inviando aiuti ai missionari e alle missioni cattoliche. In privato, per aiutare la gente, egli si privava anche di suoi beni personali, non mancando di unire al gesto di carità l'invito a ravvivare la fede e ad accostarsi ai Sacramenti.

LE VIRTÙ CARDINALI
A) Anche le virtù cardinali furono esercitate in grado eroico dal nostro SdD. Quella della prudenza, anzitutto, che, come ricorda il CCC«dispone la ragione pratica a discernere, in ogni circostanza, il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per attuarlo» (n. 1835). Come ho già ricordato, erano davvero molti i fedeli che si rivolgevano a lui scegliendolo come confessore e guida spirituale. Egli stesso si mostrò sempre uomo capace di dare e ottenere consigli e indicazioni negli ambiti più vari, da quelli più intimi e spirituali a quelli più pratici. È stato detto di lui: «Durante tutta la sua esistenza terrena non prese mai alcuna decisione senza prima aver ascoltato il suo Vescovo» (Summarium, p. 103). Prudenza il SdD dimostrò pure nella guida delle diverse realtà aggregative da lui promosse e incoraggiate.

B) Quanto alla virtù della giustizia, la vita di Don Palladino appare davvero esemplare: sempre attento nell'adempimento dei propri doveri fu scrupoloso nell'esortare i fedeli a dare sempre a Dio il primato che a Lui spetta mostrandosi come modello nell'esercizio della virtù della religione. La giustizia verso il prossimo fu dal SdD praticata specialmente nel riferimento al magistero della Rerum Novarum di cui si fece
assiduo propagatore. Anche se l'ambito del suo influsso deve riconoscersi in buona parte limitato all'area della Diocesi di origine e della provincia foggiana, ha ragione un Consulto re teologo nell'ammettere che «si può annoverare don Palladino fra i promotori della pastorale sociale e della formazione politica in Italia ... e se quanto all'estensione, l'effetto della sua azione fu piuttosto limitato, non lo fu quanto alla
profonda incidenza sul territorio ... » (Voto V, p. 81).

C) In tutte le situazioni nelle quali venne a trovarsi, il SdD diede sempre prova di magnanimità e di forza d'animo. Esercitando la virtù della fortezza egli mostrò fermezza e costanza nella ricerca del bene. È con la fede teologale, la virtù caratteristica del SdD. Si legge di lui: «Fu una figura forte: sapeva sopportare le malattie e le contrarietà. Non si lamentò mai» (Summarium, p. 119). Ed ancora: «Egli ebbe l'anima ardente dell'apostolo ... la fortezza e lo spirito eroico del martire ... Tutto affrontò con volontà tenace nel fare il bene, con eroismo nel sormontare le (hote e gravi difficoltà di ogni genere, senza mai indietreggiare con la generosità di chi dà la propria vita per la salvezza degli altri. .. » (Summarium, p. 414).

D) La virtù della temperanza Don Palladino mostrò di volerla coltivare fin da giovinetto, come indicano alcune testimonianze relative alla sua vita nel Seminario. I fedeli lo considerarono sempre un sacerdote integerrimo e retto, caratterizzato dallo spirito di abnegazione, sempre pronto a spendersi per gli altri, distaccato dai beni terreni.

LA FAMA DI SANTITÀ

La fama di santità del SdD cominciò subito a diffondersi. Quando egli morì fu unanime il giudizio che era morto un sacerdote «vero», era morto un «santo». L'attenzione e l'interesse verso la sua figura divennero più intense con l'avvio della Causa di Beatificazione al punto da
coinvolgere l'intera Diocesi. Tutti i Vescovi diocesani, come ho già accennato, hanno sempre additato Don Palladino come un santo ed esemplare sacerdote. Nel 1981 si celebrò persino un «anno palladiniano» per rendere sempre più profonda la sua conoscenza tra i fedeli; ad esso seguirono iniziative analoghe e pure il supporto della Congregazione religiosa voluta dal SdD. Ciò permette di dire che la fama di santità di Don Palladino è solida, ininterrotta e persistente in vita, in morte e dopo la morte. Venerabi/es Patres, giunto alla conclusione mi pare di dover dire che guardando Don Antonio Palladino abbiamo sotto i nostri occhi una figura esemplare di sacerdote diocesano e di parroco. Egli fu un modello di pastore secondo la figura delineata da San Gregorio Magno nella sua «Regola Pastorale»: uomo totalmente proteso verso Dio e totalmente disteso verso i fratelli. Tale appare, effettivamente, il nostro SdD dall'apparato probativo addotto e tale abbiamo ragione di credere egli fu davvero. Le osservazioni sopra richiamate ed altre che eventualmente si potrebbero fare, non mettono alcun dubbio, a parere anche del Congresso dei Teologi, che hanno dato unanime voto affermativo, sulla eroicità delle sue virtù. Penso che possiamo toto corde fare nostro il loro giudizio, ravvisando nel SdD un modello per tutti i sacerdoti della Chiesa Cattolica; i parroci, in modo particolare, saranno incoraggiati di sicuro nel vedere questo sacerdote «a tutto tondo», come si direbbe. Sacerdote homo Dei e pastore dei fedeli: animatore «vocazionale» per fedeli laici e persone consacrate, apostolo ardente del Vangelo, procurator pauperum nella promozione della dottrina sociale della Chiesa. Mentre è ancora forte nella Chiesa l'eco dell'anno sacerdotale è davvero importante riproporre figure sante e integre come questa di Don Antonio Palladino, il quale spese se stesso anche nell'ambito della educazione della gioventù, sì da essere unanimemente riconosciuto emulo di quel padre e apostolo dei giovani che era stato Don Bosco. Per tali ragioni, alla domanda di rito: An constet de virtutibus theologalibus fide spe et caritate, tum in Deum tum in proximum, nencnon cardinalibus prudentia, iustitia, tempercntic, fortitudine eiusque adnexis) in gradu heroico, in casu et ad effectum de qua agitur, ritengo di dovere rispondere s.m.i. affermative.

Congregazione per le Cause dei Santi, 26 ottobre 2010

Marcello Semeraro, vescovo di Albano